Il Blog di Paolo

GRAND PRIX OF HUNGARY

Dopo un Mugello da dimenticare, con lo stesso guasto meccanico che si è ripresentato identico sulla moto di Casey (lo stesso identico problema già visto a Jerez con Leo) siamo arrivati in Ungheria con poca pazienza e ancora più incazzati. L’unica cosa buona: abbiamo finalmente capito cosa non funzionava e siamo riusciti a metterci una pezza. Tuttavia, ammetto che dover rincorrere continuamente una soluzione, anziché lavorare per migliorare le prestazioni, alla lunga diventa sfiancante.

Il Balaton Ring si è giocato la sua ultima carta per farsi apprezzare. “Troppo piccola, troppo giovane” sono le motivazioni più diffuse nel paddock. Come quando non sai chiudere certe storie d’ amore e accampi scuse banali del tipo “non sei te sono io” , sembra destinata a finire così anche la relazione tra Dorna e il circuito Ungherese. In realtà a noi comuni mortali non è dato sapere le vere ragioni, ma quello che si vede è chiaro: tribune mezze vuote, poca gente, mentre altrove i GP continuano a registrare numeri importanti. Fatico davvero a credere che in Ungheria le moto non interessino: più facile pensare che sia stato tutto pubblicizzato e venduto male.

A rendere il weekend ancora più surreale è stata la notizia shock sul team Leopard Racing, travolto da uno scandalo tecnico che ha portato alla squalifica di Adrián Fernández dai primi sei Gran Premi della stagione 2026. I controlli tecnici hanno evidenziato la manomissione dei sigilli del motore e lo spagnolo, che si trovava al terzo posto nella classifica mondiale, è scivolato in ventesima posizione. Non siamo qui per giudicare nessuno, ma al di là delle dinamiche sportive, una vicenda del genere lascerà inevitabilmente una brutta impressione.

In pista con Casey abbiamo fatto il nostro. Un tracciato difficile, con punti dove l’asfalto nuovo sembrava il calcio saponato e lì superare diventava un gioco d’azzardo. Diversi piloti hanno fatto fatica proprio per questo. Ma Casey pur faticando abbastanza ha stretto i denti. Gareggiava per la dodicesima posizione quando, nel finale, le cadute davanti, compresa quella pesante che ha coinvolto Muñoz, hanno rimescolato un po’ le carte in tavola. Alla fine è  riuscito a strapare 7 punti. Questo nono posto non sarà un risultato da copertina, ma in queste condizioni si porta a casa quello che si può.

Anche sul percorso di Leo, per quanto ancora complicato, mi dichiaro soddisfatto. Non tanto per la posizione finale, ma per l’atteggiamento dimostrato: una gara più aggressiva, più viva, e soprattutto la capacità di iniziare ad ascoltare qualcosa dei nostri consigli.

Ha fatto un passo avanti anche sul tempo sul giro, nei suoi termini e sono fiducioso che possa essere l’inizio di un percorso in crescita per lui. Con il team al suo fianco e un briciolo di fortuna, spero che la strada per lui possa iniziare a farsi un po’ meno in salita.

 

-PaoloSic58-