A14 ore 02.45. Siamo di ritorno da Aragon, gli altri sonnecchiano e io faccio strada, tra le luci della città e tra i miei pensieri…
La domanda è la stessa da un po’: perché di uno spettacolo così pulito nella sua totale semplicità, si cerchi in tutti i modi di rovinarlo, spezzettarlo, raccontarlo a metà, come se alla gente si dovesse vendere per forza solo una parte di quello che succede. Non capisco.
Forse perché sono di un altro secolo, un vecchio boomer, uno di quelli che ancora crede, anzi… ancora si emoziona pensando alle vecchie leggende. A quei personaggi lì, Nieto, Pons, Biaggi… che hanno fatto la storia di questo sport e che ancora oggi ne sono la spina dorsale. E allora mi viene da sorridere quando penso che oggi vogliamo raccontare questo sport ai bambini facendo passare il messaggio che quello che succede nella classe regina sia l’unica cosa che conta davvero. Che un titolo mondiale vinto lì abbia un valore diverso, superiore, rispetto a quello vinto in una 250, in una 125. Ma se iniziamo a togliere valore a quei titoli, a quei piloti, a quelle categorie, cosa rimane della storia di questo sport? Perché prima togli spazio alle categorie, poi togli valore ai loro campioni e a furia di togliere si cancellano pezzi di storia.
Questo weekend le gare di Moto2 e Moto3 sono state, ancora una volta, super entusiasmanti. Gare vere, combattute, con piloti che si sono giocati tutto fino all’ultima curva. Eppure la regia (Moto3) cosa ha fatto? Ha inquadrato solo i primi quattro, anche quando davanti non succedeva nulla. I sei/sette piloti dietro, a tre secondi, intanto stavano dando vita a battaglie epiche. Mi sembra come un nascondere la parte più bella di queste categorie. Moto2 e Moto3 sembrano diventare ogni stagione un po’ più invisibili. Meno attenzioni, meno spazio sui social, meno racconto. Come se fossero qualcosa da mettere via. Forse basterebbe un aiuto economico un po’ più consistente anche ai team di Moto2 e Moto3, per permettere a tutti di crescere e avvicinarsi al livello della MotoGP. Perché se è lo spettacolo che vogliamo, forse dovremmo mettere tutti nelle condizioni ideali per poterlo offrire.
E forse ci dimentichiamo anche di una cosa: sono categorie inferiori, certo, ma questo non significa che in pista rischino meno degli altri. Sono ragazzi che si giocano tutto, con moto che vanno forte, con margini spesso ridicoli e con la voglia, la fame e anche un po’ di incoscienza che a quell’età ti fanno andare oltre il limite. Quando si chiude il gas, quando si stacca e quando ci si butta dentro una curva, a 150 km/h l’asfalto è lo stesso per tutti.
Mi domando come si possa pensare di avvicinare i numeri della Formula 1, raccontando al pubblico soltanto una gara di MotoGP di quaranta minuti. Perché il pubblico non viene solo per la MotoGP. Viene PER IL MOTOCICLISMO, viene per tutto quello che succede durante un weekend. Per i piloti, per le categorie, per le storie, per le battaglie che magari non stanno nella parte alta della classifica, ma che sono esattamente quelle che fanno innamorare la gente.
E invece assistiamo a un continuo rinnovamento del paddock dove, volta dopo volta, Moto2 e Moto3 vengono isolate sempre di più, come gli appestati. Tra un po’ ci saranno le toilette separate. Come la prima e la terza classe del Titanic. E speriamo solo che qualcuno, si ricordi che sul Titanic, alla fine, sono affondati tutti.
PaoloSic58