Il Blog di Paolo

GRAND PRIX OF THE NETHERLANDS

Sicuramente la trasferta più sofferta a livello fisico, “porta la felpa che la sera è fresco” mi disse mia figlia un giorno prima di partire… bene, il termometro è rimasto inchiodato tra i 35 e i 40 gradi. In un paese che non è abituato a queste temperature e in cui l’ aria condizionata è ancora un oggetto misterioso, i loro bungalow, più invernali che estivi, ci hanno fatto passare discrete notti insonni.

Lasciamo Assen con la conferma che Casey O’Gorman ha del gran potenziale. Con un po’ di fortuna, che in questo mestiere è quasi un requisito, ha davanti a sé una bella strada. Sia a Brno che qui in Olanda ha girato fortissimo, facendo rispettivamente IL GIRO più veloce e il secondo giro più veloce la domenica prima. Peccato che in Repubblica Ceca abbia poi concluso in modo amaro, dopo un recupero bellissimo, da manuale e aver agguantato il gruppo di testa, è riuscito a sprecare tutto.  Gli è mancata un po’ di lucidità tattica e un briciolo di pazienza. Mentre in Olanda, è arrivato un decimo posto con una prestazione  di sostanza. Negli ultimi giri il caldo, la stanchezza, le notti a contare le pecore e il fatto che solo lunedì prima era uscito dall’ ospedale… hanno presentato il conto. “Ha cotto i fagioli” come direbbe Aligi Deganello, ma nel complesso direi che è stato fin troppo bravo.

Leo, invece, continua il suo apprendistato in un campionato che non fa sconti a nessuno. Ogni gara aggiunge un mattoncino, migliora qualcosa, cresce un po’. E ci tengo sempre a ricordarlo, perché a volte ce lo dimentichiamo: questo è il Mondiale. Qui va forte anche quello che chiude la griglia.

Infine c’è stata una soddisfazione che va oltre la pista, l’ abbiamo trovata lassù tra gli spalti, nella zona commerciale, lontana dall’ ambiente VIP e dai riflettori, ma vicina a quello che conta davvero, lo stand della Fondazione e tutto quello che rappresenta. Sapevo che Marco in Olanda fosse ancora nel cuore di tanta gente, ma vedere il sold out quindici anni dopo lascia davvero senza parole. Ad Assen il suo nome è rimasto appeso da qualche parte, come certi adesivi nei box che nessuno si sogna di staccare, come certi versi di poesie imparate a scuola che non dimenticherai mai, come le note della Nannini la sera in cui vincemmo il mondiale.

I suoi avversari “sono andati in pensione”, hanno appeso il casco al chiodo, i suoi tifosi sono diventati grandi, è arrivata una generazione nuova, ragazzi che Marco non l’hanno mai visto correre dal vivo, qualcuno lo ha conosciuto solo attraverso i racconti del padre o un video su internet.. Eppure il suo sorriso continua a richiamare persone, emozioni, evocare ricordi. Chi con la maglietta in mano, con un sorriso, con una parola, tutti con la voglia di portarsi a casa un pezzettino di lui.

Quindici anni. E’ un riscontro incredibile, dà  valore a tutto quello che stiamo facendo e ci rende ancora più orgogliosi. Perché non si tratta soltanto di ricordare Marco. Si tratta di accorgersi che, uno come lui da sempre magnetico, oggi anche senza fare rumore, riesce a mettere insieme persone, sorrisi e gesti di generosità.

E allora è impossibile non fermarsi un attimo a chiedersi: ma quanto ci ha lasciato questo ragazzo ?

 

-PaoloSic58-