Il Blog di Paolo

GRAND PRIX OF BRAZIL AND UNITED STATES

Era da tempo che non seguivo un Gran Premio in diretta, seduto lontano dalla pista. Devo ammettere che, è persino più impegnativo viverlo così. Quando sei lì, dentro al paddock, ogni cosa trova il suo posto; da casa, invece, i pensieri hanno più spazio per correre. Complice un ginocchio che, un po’ acciaccato, decide lui tempi e modi.

Il ritorno in Brasile ha portato entusiasmo e curiosità: più di tre decenni senza correre su quel tracciato non sono pochi. Il fascino della novità, mescolato al ricordo del passato, ha coinvolto un po’ tutti. Il Team Gresini ha celebrato l’occasione con una livrea dedicata ad Alex Barros, in occasione dei trent’anni della squadra. A quei tempi, tra le loro fila, c’era anche il nostro meccanico del cuore, Sanzio Raffaelli, in arte Malabrocca.
Tra quei box c’è chi continua a raccontare questo mondo con la stessa intensa passione e chi, non potendo più farlo in pista, come Sanzio, lo racconta oggi nel museo di Coriano, con l’emozione di chi sa attraversare il tempo.

Tuttavia, a voler guardare le cose con onestà, il circuito non era ancora all’altezza di ciò che richiede un mondiale. Non basta il fascino per colmare tutti i requisiti, qui siamo arrivati in anticipo, almeno di un anno.

I nostri ragazzi comunque hanno risposto bene fin da subito. L’ingresso diretto in Q2 è stato un segnale importante: Casey ormai rappresenta una certezza, mentre Leo ha trovato immediatamente un buon feeling con il tracciato. A volte l’intesa nasce senza spiegazioni, ed è uno di quegli aspetti che rendono questo sport una costante  incognita.
Il sabato, però, ha cambiato le carte in tavola. Un po’ di olio e ghiaia in pista hanno portato alla caduta di Leo, e da lì il weekend ha preso un’altra direzione. Le cadute sono divisive, o si impara il limite oppure, soprattutto nei piloti più giovani, incrinano la fiducia. E senza fiducia, anche il talento fatica a rimettere insieme i pezzi.
Il degrado delle gomme era un altro tema grosso: Casey e Marco Grana avevano ipotizzato una tattica gara costruita con pazienza: restare fuori dalle prime battaglie e giocarsi tutto negli ultimi giri, conservando gli pneumatici. Strategia andata in fumo in tempo zero con la “red flag” sbandierata troppo in fretta. La ripartenza di cinque giri la trovo ingiusta e pericolosa. Tutti dentro a fare all-in, un butta su di piloti mandati in pista  a tentare il tutto per tutto. Alla fine Casey porta a casa un 9° posto, risultato che va letto nel contesto.

Il passaggio in America ha portato con sé un’ulteriore difficoltà: il ritorno in patria di Marco Grana per motivi familiari. Il team non è mai stato completamente abbandonato, ma è inevitabile che si sentisse orfano di un’altra pedina importante.
Nonostante questo, Casey ha dimostrato ancora una volta il suo valore, conquistando la 1° fila con un 2° tempo che racconta bene il suo potenziale. Leo invece procedeva come se camminasse su un sottile strato di ghiaccio, ancora lì a dover digerire il Brasile, ha delle qualifiche più complicate.

Arriva la gara, Casey i primi giri, si perde in bagarre inutili con avversari che conosce fin troppo bene dai tempi del CEV, andando lungo un paio di volte e poi, sfortunatamente, buttandola in terra a tre giri dalla fine. Peccato, perché il risultato era alla portata. Sulle ali dell’ entusiasmo ha perso di vista il vero obiettivo che rimane sempre la “bandiera a scacchi”. Ma non posso biasimarlo, gioventù è sinonimo di entusiasmo e istinto. Partire forte, sentirsi competitivo, voler dimostrare: sono tutti elementi che fanno parte del percorso.  La gara è lunga…   ma bisogna anche arrivarci in fondo.

Tirando le somme, il bilancio parla di tre cadute in gara, un nono posto e un momento difficile per Leo. 
Non è quello che volevamo, la delusione è fastidiosa, ma insegna, non piace mai ma a volte è utile. Ora arriva una pausa prima di Jerez. Il tempo, se usato bene, non è mai perso e forse arriva al momento giusto. Si rifiata e si riparte da dove bisogna: dall’apprendistato, fatto bene, senza saltare le tappe.

 

-PaoloSic58-